Ulteriore proroga del divieto di licenziamento nel DL Sostegni

Il DL 41/2021 a firma del nuovo Governo Draghi ha ulteriormente prorogato il divieto di licenziamento di stampo economico di tipo individuale e collettivo; una condotta praticamente identica a quella seguita dal precedente Governo sotto la pressione delle sigle sindacali dei lavoratori.

Due i nuovi termini:

  • 30 giugno per tutte le aziende (si tratta dello stesso termine del rinnovo della Cigo Covid-19, pari a 13 settimane da aprile a giugno);
  • 31 ottobre per le aziende che fruiscono di Fis, Cigd e Cisoa (anche in tal caso lo stesso termine di rinnovo dei trattamenti di cassa integrazione guadagni, cioè 28 settimane di Fis e Cigd e 120 giornate di Cisoa, da aprile a dicembre). A stabilirlo è l’art. 8 del decreto 41/2021 o DL Sostegni.

 

Il divieto è già operativo e, senza la proroga, sarebbe scaduto a fine mese. La norma originaria prevedeva, per 60 giorni, che il divieto operasse con riferimento ai soli dipendenti in forza al 17 marzo 2020. Il decreto Rilancio l’ha prorogato fino al 17 agosto 2020 e il decreto Agosto ha introdotto i casi di esclusione del divieto, legandone inoltre l’operatività alla fruizione della Cig Covid-19 e prevedendo alcune ipotesi di eccezione (si veda più avanti), in ogni caso fino al 31 dicembre 2020.

Successivamente è arrivata la tornata dei decreti Ristori (decreto legge n. 137/2020 , in particolare) che ha prorogato il divieto fino al 31 gennaio 2021, senza più condizioni (cioè slegandolo dalla fruizione della Cig Covid) e facendo salve le ipotesi di eccezione. Infine, con la legge di Bilancio 2021 il divieto è stato esteso fino al prossimo 31 marzo 2020.

La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto Sostegni prorogherà nuovamente il divieto di licenziamento, si tratta della quinta proroga di tale divieto.

Le tipologie di licenziamenti “bloccati” si riassumono in tre fattispecie:

  • I licenziamenti collettivi: procedure di cui agli artt. 4, 5 e 24, della legge n. 223/1991; le procedure già avviate prima del 23 febbraio 2020 restano sospese;
  • I licenziamenti per giustificato motivo oggettivo (art. 3 legge n. 604/1966);
  • Le procedure di conciliazione (art. 7 della legge n. 604/1966).

 

Il divieto prevede alcuni casi di esclusione; non si applica infatti:

  • ai casi di licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, conseguenti alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività;
  • ai casi in cui nel corso della liquidazione non si configuri la cessione di un complesso di beni o attività che possano configurare un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa;
  • ai casi di accordo collettivo aziendale, stipulato dai sindacali più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, per i soli lavoratori che aderiscono all’accordo.
  • I licenziamenti per fallimento, se non è previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa o ne sia disposta la cessazione.