Smart working: il rimborso delle spese al dipendente è imponibile

È di pochi giorni la notizia della proroga al 31 luglio 2021 della procedura per lo smart working agevolato unitamente alla proroga dello stato di emergenza (DL 52/2021 – DL Riaperture).

Un’altra notizia di particolare interesse attinente lo smart working ci viene invece data con la risposta ad interpello 956-632/2021 dell’Agenzia delle Entrate (risposta non ancora pubblicata ufficialmente sul sito dell’Agenzia ma distribuita dagli organi di stampa).

L’Agenzia ha infatti precisato che le somme a titolo di rimborso forfettario erogate dal datore di lavoro al lavoratore in smart working, per i costi sostenuti durante l’espletamento della prestazione lavorativa dal proprio domicilio (connessione internet, energia elettrica ecc..), non possono fruire dell’esenzione fiscale ma devono essere soggetti a tassazione ed a contribuzione secondo il principio dell’onnicomprensività della retribuzione.

La tesi dell’Agenzia delle Entrate si basa sul fatto che l’esclusione da imposizione fiscale delle spese sostenute dal dipendente nell’interesse del datore di lavoro determinate in modo forfettario deve essere prevista da una specifica normativa che per il caso in oggetto appunto non esiste.

Per poter beneficiare dell’esclusione dalla base imponibile, sempre secondo l’Agenzia, si rende pertanto necessaria l’adozione di un criterio analitico che permetta di determinare per ciascuna tipologia di spesa la quota sostenuta dal dipendente nell’espletamento della propria attività lavorativa in smart working e quindi nell’interesse esclusivo del proprio datore di lavoro, in modo tale da considerare la quota stessa come costi rimborsati e quindi esenti da imposizione.